A story of EGO

A story of EGO

Una frase buttata lì, a caso, una mezza battuta che ha tutto l’ardire di scoprirsi in forma di verità, ha aperto nella mia mente un piccolo spazio di riflessione, perché in fondo è questo a cui ambisce l’ironia, no?

Quando una persona si discosta dalla consuetudine, deve mettere in conto, di non essere compresa. Le persone non accettano la diversità, ma fanno in modo che la diversità diventi un problema, oppure attribuiscono significati erronei a ciò che non riescono a comprendere, per comprenderlo.

E so che la bocca è impaziente e non riesce a tenere il tempo del cervello, e si muove in modo asincrono.

Mi infastidisce il bisogno che hanno alcune persone di attribuirti un’etichetta perché fondamentalmente non riescono a comprenderti. Sei un rebus per loro. Un problema irrisolvibile. Come è possibile che tu esista? In quel modo, poi? Devi per forza avere qualcosa.

Allora ti circoscrivono, ti definiscono, cercano in tutti i modi di privarti di quell’in- che ti contraddistingue. Sono persone abituate a una manciata di colori primari, se sono fortunati, il più delle volte a un basilare bianco e nero. Il tuo mondo fatto di infinite sfumature è incomprensibile: vorrebbero comprenderti, ne hanno bisogno, ma non ci riescono, perché mancano dei mezzi, della volatilità errante della tua mente.

La mia solitudine infastidisce gli altri, ad esempio. Sono una mosca bianca, una nota stonata, un problema che va risolto. In realtà, io sono colei che mette in crisi i loro valori, i dogma su cui basano la loro esistenza.

Primo dogma: una donna può essere felice solo se ha un partner al suo fianco, se costui non è presente allora tale donna deve cercarlo assiduamente, e fare di tale ricerca la sua ragione di vita, se ciò non avviene, tale donna è: 1) frigida; 2) lesbica; 3) un caimano.

Secondo dogma: ogni essere umano ambisce a divertirsi (amici, uscite, apericena…) Il numero di amici esprime il tuo valore come persona. Se tu non hai amici devi vivere rintanato in casa e palesare un disagio che consenta all’altro il diritto di pensare cose come: “Poverina! Come deve essere triste la sua vita!”

Poi arrivi tu, con appresso il tuo mondo e deve essere piuttosto ingombrante il tuo mondo, se tutti lo vedono. Il tuo mondo si chiama EGO ed è pieno di te, carico di sogni, interessi, mondi paralleli, benessere, gioia, arte, musica, città mai viste, Parigi, colazioni infinite. Ci sono alcuni problemi ad EGO, ad esempio, una certa autarchia e difese impenetrabili che proteggono il cuore di EGO, un nucleo di aria che potrebbe farsi vento.

I più fortunati arrivano ad EGO, ma nessuno scende fino al vortice, nemmeno EGO stessa.

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2 pensieri su “A story of EGO

  1. Io penso sempre Ma gli altri non posso farsi i fatti propri?.

    Tralasciando il fatto che pensare che se uno sta bene da sé allora è perché c’ha un problema, è triste, è anomalo eccetera riflette una mentalità incredibilmente meschina.

    1. Mah, guarda … ti dirò, io sono perfettamente consapevole di essere una persona molto individualista e di stare bene con me stessa. Sono d’altra parte, consapevole che questo eccessivo individualismo mi ha circondata di un muro invalicabile. Detto ciò … un esterno non potrebbe mai sapere cosa c’è dietro un simile atteggiamento … Ma a quanto pare, il mio stato single o riservato mette a disagio gli altri, se continuano a scassarmi la minchia!

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