Iblard Jikan, Naohisa Inoue

Iblard Jikan, Naohisa Inoue

iblardIblard Jikan è un prodotto d’animazione giapponese del tutto particolare.
Ha la durata di trenta minuti circa. Si presenta essenzialmente come una carrellata di immagini pressoché ferme, d’ispirazione impressionista, dove l’animazione è affidata a pochi elementi: il movimento della pioggia o dei corsi d’acqua; il volo dei dirigibili; la corsa sui binari di un vagone; la fioritura dei rami; il fumo dai comignoli; le figure umane che, di tanto in tanto, compaiono nei quadri, entrando e uscendo dagli edifici, ad esempio, o compiendo altre azioni semplici, per poi, fondersi nel quadro stesso.
Fatta eccezione per queste isolate animazioni, ogni cosa a Iblard è immobile, come se il tempo si fosse fermato.
Non vi sono dialoghi, non c’è una storia; solo una musica dolce, lenta che accompagna questa sequenza di immagini.
Iblard Jikan va visto come si guarda un quadro, cercando di cogliere i dettagli, lasciando che le immagini fluiscano e cercando la propria storia.

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La morte di Mereum e di Komugi in HunterxHunter [spoiler]

La morte di Mereum e di Komugi in HunterxHunter [spoiler]

Mereum, il Re, è uno dei personaggi più emblematici che mi sia capitato di vedere. Che si trovi proprio in un anime-manga, ti fa capire quanta importanza abbiano in patria e quanto sarebbe utile abbandonare i pregiudizi che qualificano certi prodotti migliori di altri – solo perché sono manga o comics. Il loro problema è l’assenza di costanza. Ma tant’è.
Mereum è un essere che sfiora l’onnipotenza e gestire un personaggio simile è più complesso che farlo con lo sfigato di turno. Quando si caratterizza un personaggio, si deve aver ben chiara la sua evoluzione. Se attribuisco all’antagonista troppo potere-forza-invulnerabilità, non avrò gioco in futuro perché il protagonista possa batterlo e quindi … power up. Dragonball ne è un esempio, ma anche Bleach. Dopo un po’, la storia del potenziamento scassa la minchia!
Ma Mereum non è solo invincibile e onnipotente, appartiene a una specie superiore. Credo che Togashi abbia pensato alle Formichimere come a una sorta di prossimo stadio evolutivo del genere umano e pertanto le abbia poste in cima alla piramide alimentare – quella cosa tanto carina che vedeva sempre l’uomo al vertice.
Pertanto, Mereum non può far altro che vedere gli esseri umani come se fossero bestie da macello.
È crudele, nella stessa misura in cui noi possiamo esserlo con un animale che riteniamo inferiore e che quindi consideriamo a nostra disposizione.
Non ha rivali sul piano fisico. Non ha interesse per le Formichimere perché è superiore persino a loro. È un Re, circondato dalle sue guardie.
In un certo senso, Mereum è interessato al genere umano; anche qui, in modo molto simile all’interesse che noi nutriremmo per una specie inferiore. Ciò che differenzia gli esseri umani dagli altri animali è la razionalità, la capacità di ragionamento. Mereum comincia a mettere alla prova gli esseri umani attraverso il “gioco”: scacchi, dama, carte, qualsiasi gioco, che necessità strategia e pertanto ragionamento, uso delle sinapsi. Chi perde, muore!
Nessuno riesce a batterlo. Non è solo forte, è giustamente anche intelligente.
Le cose cambiano, però, quando entra in gioco Komugi.
Umana, fragile, imbranata, cieca, tonta, capace unicamente di giocare a gungi, una specie di go. Ha tutte le caratteristiche per essere un personaggio insopportabile. Invece no! Komugi risveglia una sorta di istinto alla tenerezza nei confronti di una persona indifesa. O almeno, a me capita.
Le premesse sono queste: due persone ai poli opposti. Diverse come il giorno e la notte. La creatura più perfetta e quella più infima.
Tuttavia, Komugi si rivela talmente abile da riuscire a restare in vita. Ciò le permette di guadagnare tempo e di suscitare l’interesse di Mereum per la sua fragilità.

Togashi esprime magnificamente la superiorità di un essere quasi divino. Mereum non comprende inizialmente la fragilità umana. Il suo sguardo è rivolto verso l’orizzonte e non riesce a vedere ciò che sta ai suoi piedi. Komugi, invece, lo costringe a guardarla e a vederla. Per la prima volta, il Re vede qualcosa che non sia lui stesso.
Komugi cambia il dio, lo rende imprevedibile.
Diventa la variabile impazzita che manda tutto all’aria.
Gli Hunter non riescono a capire cosa influenzi il re delle Formichimere; dovrebbe agire in un certo modo, ma invece fa tutt’altro.
La presenza della ragazza cambia anche il rapporto che intercorre tra Mereum e le sue tre guardie reali.
La gerarchia le pone interamente al servizio del benessere e della volontà del re. Niente per loro ha importanza se non Mereum, ma quando lui abbassa il suo sguardo su Komugi, si crea una discrepanza. Neferpitou, Shawapufu e Montowtoyupi – secondo me, ha schiacciato a caso i tasti, ma non importa! – si ritrovano a dover guardare nella stessa direzione di Mereum, a vedere Komugi – un’umana – a proteggerla, a salvarla, perché ciò è la volontà del re.
Il re morirà (non per mano del protagonista). Non poteva sopravvivere ed è Netero a spiegarlo.
Komugi è stata una parentesi, un qualcosa che non doveva esserci.
La morte di Mereum e Kumigi è giocata fondamentalmente sull’oscurità, il silenzio e il rituale della ripetizione. Ha in sé quella sorta di bellezza dell’essenziale tipicamente nipponica.

“Kanashimi no Belladonna”, Eiichi Yamamoto

“Kanashimi no Belladonna”, Eiichi Yamamoto

Kanashimi_no_BelladonnaKanashimi no Belladonna (Letteralmente “La Belladonna della tristezza”, conosciuto anche come “La tragedia di Belladonna”) è un anime datato 1973 della durata di circa 1 ora e mezza.
Eiichi Yamamoto si ispira nello scrivere la sceneggiatura insieme a Yoshiyuki Fukuda al saggio “Satanism and Witchcraft” di Jules Michelet.
Ciò che maggiormente colpisce di Kanashimi no Belladonna è il disegno, ispirato ai dipinti di Gustav Klimt e all’art decò.

L’anime rientrerebbe nel genere soft-erotico.

La trama in breve.
Jeanne e Jean sono una coppia di giovani innamorati. In occasione del loro matrimonio, il barone, signore delle terre nelle quali vivono, esercitando il diritto del Ius Primae Noctis (che è una bufala – forse – ma fa niente) obbliga Jeanne ad avere un rapporto sessuale con lui.
Le cose precipitano. Jean vinto dalla gelosia renderà la vita impossibile a Jeanne la quale stringerà “amicizia” con un piccolo demone dalla forma fallica.
E via dicendo…

Kanashimi no Belladonna è caratterizzato dal potere attribuito alle immagini: scivolano le une nelle altre, si confondono, si sciolgono per poi riformarsi in altra forma, danzano. A volte accompagnate dalla musica, altre volte in quanto sostegno dei dialoghi.
Lo si vede bene nelle scene che riguardano la peste bubbonica o nelle orge o in questa

Il film ha partecipato alla 23esima Mostra del Cinema di Berlino e fa parte di una trilogia Animerama incentrata su tematiche adulte, insieme a One Thousand and One Arabian Nights e Cleopatra.

L’attacco dei giganti

L’attacco dei giganti

shingekinokyojinsignDopo una feroce [sì, feroce… ferocissssima] guerra tra umani e giganti, l’umanità è stata decimata. [Altro che decimata … Una strage che nemmeno il sistema Skynet era riuscito a fare.]
Sono rimasti talmente in pochi che possono vivere in uno spazio non molto esteso, circondato da tre mura, alte 50 metri.

Passano cento anni, e un bel giorno [un giorno di merda] dall’alto della muraglia fa capolino [aaarghhh] un testone senza pelle. Perlafigadelletredeedellemura è un gigante. Ed è pure più alto di 50 metri.

No, non è un anime comico…. sono io che sono pirla.

L’Attacco dei giganti, o dei Titani [che dir si voglia], in patria Shingeki no Kyojin [per wikipedia “I giganti all’avanzata”… Wiki, non è che magari è meglio qualcosa tipo “L’avanzata/assalto/attacco/offensiva dei giganti”?] , è uno dei [il] migliore anime del 2013 [anche del 2012 e di qualche anneto prima.]

Innanzitutto … il manga

Hajime Isayama è bravo nella trama, nella caratterizzazione dei personaggi, nel farti restare lì con i nervi a fior di pelle perché lo sai … lo sai benissimo che cosa sono i giganti… lo hai capito fin dal prime pagine … te lo senti dentro … ma lui niente… centellina. Un’informazione qua, una notiziola là… Lo possino!

I disegni sono sporchi. A volte [spesso] sono parecchio confusi. Ecco… diciamo che non brilla moltissimo come disegnatore. [Va a braccetto con Kurumada … no! Rettifico. Kurumada non lo batte nessuno.]

Per fortuna, l’anime compensa e le immagini sono nettamente migliori e poi c’è quel duro contorno nero che fa sembrare il tutto particolarmente fumettoso, per non parlare delle scene in movimento… quando ci si mettono… ne viene fuori qualcosa di moooolto interessante per ritmo e inquadrature.

I personaggi sono quasi tutti “grigio 80%” a partire dal protagonista Eren  Jaeger, che ha chiari istinti psicopatici. Isayama rende molto bene il disagio che si respira a vivere rinchiusi, perennemente in guardia da una costante minaccia. I cuori s’induriscono, l’infanzia viene bruciata.
Più importanti dei giganti, sono allora le reazioni degli esseri umani. La loro disperazione, il terrore, la perdita di ogni speranza.

Sono pochissimi i momenti in cui ci si può rilassare e sorridere. Qualche battuta qua, un’immagine allegra là. Per il resto, è solo morte e dolore. Rabbia e impotenza.

Gli sguardi sono allucinati. Gli occhi escono dalle orbite. E parlano urlando, forse espellendo in quelle grida tutta la rabbia.

L’anime è meno cruento del manga, ma ciò che non mostra lo fa intendere e in questo secondo me è migliore. C’è più paura, più disagio nell’immaginare qualcosa, che non nel vederlo. Nel momento in cui io vedo una scena, per quanto cruenta possa essere, sono salvo. L’orrore l’ho già visto. Ma l’immaginazione è tutt’altra cosa.

Production I.G. e Videoclip

Production I.G. e Videoclip

La Production I.G è uno dei migliori studi d’animazione giapponese.
Suoi sono Ghost in the Shell, i due film di “Neon Genesis Evangelion” del 1997, BLOOD+, Le Chevelier D’Eon, xxxHolic, Kimi ni todoke, L’immortale, Psycho-Pass, l’Attacco dei Giganti (e molti altri).

Oltre ai film, alle serie tv, ai videogiochi, ha anche prodotto sei videoclip.

Il primo, che non sono riuscita a trovare è “Quantum Leap” per m-flo diretto da Kanji Wakabayashi.

Segue, nel 2003, “Chains & Rings” della cantante russa Linda, con Mizuho Nishikubo (Musashi: The Dream of the last samurai) alla regia.

“Jun” di Takuro Yoshida, è del 2003, ma ignoro il nome del regista.

Naoko Kusumi, nel 2006 dirige “Peut-être toi” per Milène Farmer

Sempre del 2006 è il videoclip “Universe” per Maaya Sakamato:

L’ultimo del 2010, “Satellite of love” per la band GLAY, vanta la regia Mamoru Oshi (Ghost in the Shell, Avalon).

Il poema del vento e degli alberi

Il poema del vento e degli alberi

gilbert

Gilbert Cocteau.
Mai fiore più orgoglioso
sbocciò nella mia vita.
Tu loto di fiamma scarlatta.
Tu eri il vento che sfiorava
la mia cima.
Lo senti?
E’ il poema del vento
e degli alberi.
Il fremere della giovinezza.

Kaze to ki no uta (Il poema del vento e degli alberi) è uno di quei manga che ogni collezionista dovrebbe avere. La storia per quei tempi fu molto coraggiosa. Keiko Takemiya non si fece mancare nulla: omosessualità, stupri, sodomia, pedofilia… Pare che ci impiegò un po’ a trovare qualcuno che lo pubblicasse senza censura.
Per quel che mi riguarda, considero Gilbert Cocteau, con la sua folle drammaticità, le sue ossessioni, la sua mente corrotta, insuperabile.  Non è un personaggio positivo, la sua è una lenta discesa verso l’abisso. Non c’è redenzione per lui.
Se penso a Gilbert, l’unica parola che mi viene in mente è “disturbante”.

In Italia, il manga, non ci è mai arrivato, e non credo arriverà mai.
In compenso esiste un OAV del 1987, disponibile per la Yamato Video. ^^
L’OAV si trova tranquillamente su youtube, doppiato in italiano.
Sicuramente non regge il confronto con il manga, ma visto che il manga non c’è (sob!) uno si accontenta (ri-sob!) …

Per maggiori informazioni, sulla trama, i personaggi e quant’altro, rimando direttamente a una ricerchina su google ;), perché l‘autrice di questo blog è molto pigra (sappiatelo) e si annoia a scrivere molto.

Lupin III – Il Castello di Cagliostro

Lupin III – Il Castello di Cagliostro

Castello di CagliostroL’altro giorno ho visto per la prima volta Il Castello di Cagliostro di Hayao Miyazaki.

E’ il suo primo lungometraggio, però è bello lo stesso, anche se è acerbo e si sente il peso degli anni. Ti fa proprio pensare a come si era ingenui un tempo. Com’era molto più facile sospendere l’incredulità.
In parole povere, si guarda con piacere, non ci si annoia e ha un’ottima colonna sonora.

In italiano esistono tre diverse versioni: una dell’84, una degli anni 90 e l’ultima nel 2007.
Farla bene direttamente nell’84 era chiedere troppo?
Io ho guardato la versione del 2007, con un  riconoscibilissimo Ivo De Palma nei panni del Conte Caprone.