Novecento

Novecento

Ieri ho visitato il Museo del Novecento. Mi sono aggirata tra le sale leggendo le descrizioni e millantando una cultura del Novecento che non ho.
Mi ha dato da pensare che tra tutte le opere esposte quella che mi ha colpito di più – emotivamente parlando – sia stata una tela tagliata di Fontana … nella mia ignoranza artistica quella tela era la fine dell’Universo e il nero che si scorgeva tra i tagli era il nulla che sta oltre l’Universo.
Mi ha fatto un brutto effetto.
Mi ha fatto un brutto effetto anche una delle installazioni il cui scopo è destabilizzare chi partecipa ad essa. Prima di entrare nelle installazioni devi firmare un discarico di responsabilità.
Nella prima mi stava venendo un attacco ti panico.
Ho guadagnato di corsa l’uscita, chiedendomi per quale oscuro motivo una persona che ha attacchi di panico quando perde i punti di riferimento, sia entrata in un’installazione il cui scopo è destabilizzare per perdita punti di riferimento.
Il resto mi ha lasciato piuttosto indifferente, salvo alcune cosette dal sapore Dadaista.
Ci tornerò con più calma. 🙂

… sono sgusciato dalla tua pienezza senza lasciarti vuota perché il vuoto l’ho portato con me.
Erri De Luca

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Zdislaw Beksinski

Zdislaw Beksinski

Uno dei pittori che venero è Beksinski.
Beksinski non è di facile approccio. La maggior parte dei suoi quadri sono visioni dell’Inferno.
Il cosiddetto periodo gotico comincia nel ’71, quando abbandona la fotografia e la scultura per dedicarsi alla pittura ad olio su masonite. Pare che lui stesso abbia dichiarato di aver avuto visioni dell’inferno durante il coma in seguito a un grave incidente e di sentire l’urgenza di metterle su tela.
Guardando i suoi quadri sorge il dubbio che Beksinski l’inferno lo abbia proprio visto.

Giusto perché ho scoperto Pinterest.

http://pin.it/mr3zGYR

Beksinski perde la moglie, suo figlio si suicida, e lui stesso muore assassinato il 22 febbraio 2005.
Non è che si debba andare troppo lontano per avere visioni dell’inferno.

Pietà Rondanini, Castello Sforzesco, Milano

Pietà Rondanini, Castello Sforzesco, Milano

pietàrondaniniMichelangelo ha scolpito diverse Pietà. L’ultima, quella che non è mai riuscito a terminare, è la Pietà Rondanini, oggi al Castello Sforzesco di Milano.
Gli ingressi sono bloccati – nel senso che fanno entrare un tot di persone per volta e se si è fortunati ti lasciano vedere la Pietà per circa un quarto d’ora, altrimenti passi e guardi.
Che dire della Pietà Rondanini?
Michelangelo è morto prima di riuscire a completarla; Maria e Gesù emergono dalla pietra; manca la precisione del lavoro finito. Michelangelo è lo scultore del non-finito, dell’incompleto: era solito lasciare alcune statue incompiute. Perché lo facesse? Chi lo sa. C’è chi dice che fosse una sua scelta stilistica: il voler rappresentare la lotta che la forma compie per poter venire alla luce; chi, invece, adduce come motivazione, la perdita d’interesse in quello che stava facendo.
C’è una bellezza intrinseca nella mancanza di definizione che arriva quasi a fondere le due figure, tanto che si fatica a capire chi sorregge chi.

Tamara de Lempicka, Palazzo Chiablese, Torino

Tamara de Lempicka, Palazzo Chiablese, Torino

TamaraC’è chi dice che sia nata nel 1898, chi nel 1901, ma nessuno lo sa esattamente.
Pittrice polacca, appartenente alla corrente dell’Art Decò.
A Torino, a Palazzo Chiablese c’è una mostra a lei dedicata, fino al 30 agosto 2015: un percorso cronologico, dettagliato che racconta la vita artistica e non di Tamara. Sì, perché Tamara fu ovviamente una grande artista, ma anche una donna di mondo – un personaggio (come si suol dire!). Desiderosa di apparire, di far parte della storia, Tamara non esiterà ad abbellire la verità, come accadrà in occasione del suo primo soggiorno negli Stati Uniti.
Sono gli anni del jazz, dell’eleganza filiforme, di Cocò Chanel, del jet set. La casa di Tamara si riempie di personaggi famosi: Cocteau, Gidé, Colette, …Incontra D’Annunzio, Fitzgerald…
Tamara omaggia il periodo storico in cui vive, il presente: le acconciature, gli abiti, gli accessori. Tutto è contemporaneo. Tamara non vive né nel passato, né nel futuro. È il presente che le interessa. L’essere qui e ora e attraverso il presente, guadagnarsi la fama immortale nel futuro, diventando passato da ricordare.
Le linee sono nette. I colori accesi. Tamara assimila la lezione del futurismo e geometrizza la realtà; assimila la lezione della pittura fiamminga e vitalizza i volti, gioca con le ombre.
La mostra è ben articolata – didattica, oserei dire. Accanto ai dipinti, non tutti famosi, sono presenti studi a matita e diverse fotografie. Ciò che più mi ha colpito delle fotografie di Tamara è la plasticità, l’impostazione del suo volto. Superficialmente verrebbe da pensare: “Ha sempre la stessa espressione!”, ma come ha detto F., dà più l’impressione dell’attento controllo che si autoimpone: una disperata volontà di apparire e conseguentemente di essere Tamara de Lempicka.
Tamara muore sola. Paga lo scotto di una vita anticonformista, incentrata solamente sull’apparenza della ricchezza. Fu elegante, raffinata, invidiabile, ma la vecchiaia è un demone che va in giro con una luce accecante e quando si è vecchi, le ombre non bastano più a nascondere i solchi del tempo.

HangarBicocca, I Sette Palazzi Celesti e la personale di Juan Muñoz

HangarBicocca, I Sette Palazzi Celesti e la personale di Juan Muñoz

sette-palazziAlle porte di Milano, c’è uno spazio espositivo gratuito che merita immensamente.
L’Hangar Bicocca nasce nel 2004 come riconversione di un ex edificio industriale appartenuto alla Breda e dopo un decennio di abbandono. E’ uno dei migliori esempi di come capitali privati possono sostenere la cultura e di come sia possibile riutilizzare spazi destinati, altrimenti, a restare abbandonati.
Gli ambienti enormi, i soffitti elevati, consentono installazioni che per loro stessa esistenza necessitano di spazio per poter essere apprezzate al meglio.
Permanente è l’istallazione de I Sette Palazzi Celesti realizzati nel 2004 da Anselm Kiefer in occasione dell’apertura dell’HangarBicocca.

http://www.hangarbicocca.org/chi-siamo/i-sette-palazzi-celesti/

Fino al 23 agosto sarà presente la personale dedicata a Juan MuñozDouble Bind & Around“, artista scomparso nel 2001, conosciuto soprattutto per le sue sculture in resina e bronzo. Uomini appesi per una gamba o per la bocca. Figure senza piedi o che terminano in una sfera. Senza volto, con i tratti abbozzati o finemente cesellati.

Poiché il sito dell’Hangar offre ottimo materiale d’approfondimento, io mi fermo qui e mi limito a dire che l’effetto visivo è stupefacente, specialmente per quanto riguarda The Wasteland o Waste Land.

http://www.hangarbicocca.org/mostre/in-corso/Double-Bind-Around/

Voir le mer, Sophie Calle

Voir le mer, Sophie Calle

A Istanbul, una città circondata dal mare, ho incontrato persone che non l’avevano mai visto. Li ho portati sulla costa del Mar  Nero. Sono venuti a bordo dell’acqua, separatamente, gli occhi bassi, chiusi, o mascherati. Ero dietro di loro. Ho chiesto loro di guardare verso il mare e poi tornare indietro verso di me per farmi vedere questi occhi che avevano appena visto il mare per la prima volta.

Questa è la spiegazione che la stessa Sophie Calle, artista contemporanea francese dà al suo “Voir la mer“.

Ci sono questi cinque schermi giganteschi e il rumore delle onde in sottofondo. Su ognuno di questi schermi vedi una persona di spalle che guarda il mare. Tu sai che quella persona non lo ha mai visto. Una cosa come il mare. Immensa, grandiosa. Pura bellezza. Il mare. Mai visto.
Gli schermi sono cinque, e tu non è che puoi guardare tutti e cinque. Decidi di concentrarti su quell’uomo. Lui solleva il braccio, e si porta la mano al volto. Non riesci a vedere bene, perché è di spalle, ma immagini. Poi lui si volta. La telecamera è lì, pronta a cogliere la sua espressione.

L’uomo ti guarda. Avrà cinquanta, sessant’anni. Difficile dirlo. Si asciuga le lacrime, i suoi occhi rimangono lucidi. Che cosa sta provando? Gioia? Dolore? Cosa ha visto nel mare? La bellezza? Se stesso? Io non lo so. Eppure le sue emozioni diventano le mie emozioni. Attraverso di lui, io ricordo. Attraverso di lui, io mi commuovo. Perché la bellezza è gioia, ma è commozione. E’ orrore, ma anche indifferenza.

Voir la Mer era a Rivoli, al Museo di Arte contemporanea, parte della personale di Sophie Calle, MAdRE.

In francese mère e mer hanno la stessa radice, e in tal senso, il mare può essere visto come “madre/origine di tutte le cose”.

Voir le mer … regarder qui voir le mer…

E così anche lo spettatore diventa parte dell’opera d’arte, attraverso l’empatia. Dal mare, all’uomo, dall’uomo allo spettatore.

Su youtube ci sono alcuni spezzoni di Voir la mer, ma ho deciso di non linkarli perché non è possibile comprendere un’istallazione simile in questo modo. Gli ambienti, il rumore del mare, il silenzio, le luci, la grandezza degli schermi… Non li puoi ricreare.

http://www.castellodirivoli.org/mostra/sophie-calle-madre/

La mostra ormai è chiusa.

 

Genova & Munch

Genova & Munch

img99999Fino al 27 aprile 2013 al Palazzo Ducale di Genova c’è una mostra dedicata a Edvard Munch per il 150esimo anniversario della sua nascita.
La mostra esplora l’attività pittorica di Munch con particolare attenzione alle serigrafie e alle xilografie dei suoi quadri più famosi.
Munch infatti, una volta dipinto in quadro a olio, era solito esplorarne innumerevoli variazioni.

Egli stesso dichiarava

Se riprendo più volte un tema è per calarmici dentro più profondamente, ogni versione rappresenta un contributo al sentimento della prima impressione.

Nella versione a puntasecca de La Bambina Malata (1894), Munch abbandona ogni colore, optando per il rosso. Il volto di Sofie si confonde con il biancore del cuscino. Se non ricordo male, il dipinto ad olio, datato 1885-1886, quando fu presentato suscitò una reazione negativa. Munch fu uno dei primi ad esplorare il dolore e la malinconia in modo così evidente.

La litografia di Madonna presenta una cornice dipinta nella quale è possibile individuare due elementi: in basso, all’angolo sinistro, un feto, molto simile alla figura de L’Urlo e lungo i quattro lati, una serie di spermatozoi.
Madonna è uno dei più bei quadri mai realizzati. Munch qui dà una descrizione della figura femminile in tutta la sua complessità, come madre, puttana, santa…
La cornice, presente unicamente nella litografia, ne amplifica, in particolare, l’aspetto materno.