Nick Cave & The Bad Seeds – Girl in Amber

Nick Cave & The Bad Seeds – Girl in Amber

 

I used to think that when you died you kind of wandered the world
In a slumber til your crumbled were absorbed into the earth
Well, I don’t think that any more, the phone it rings no more
The song, the song it spins now since 1984

Skeleton Tree è l’ultimo album di Nick Cave & The Bad Seeds.
Si tende sempre a pretendere giudizi oggettivi quando si tratta di prodotti artistici, ma, sono dell’opinione, che ci siano dei casi, in cui l’arte smette di essere fine a sé stessa e diventa catarsi, diventa manifestazione del sentimento, soprattutto se tale sentimento è stato determinante per la sua creazione. Siamo fatti di carne, sangue, emozioni. Ciò che siamo, quello che sentiamo, quello che ci accade viene riflesso in ciò che creiamo.
Dietro questo album c’è dolore, il dolore più grande che un uomo (o una donna) possa provare; un dolore – tra l’altro – contronatura, perché nessuno dovrebbe sopravvivere ai propri figli.
Quindi, io credo, che Skeleton Tree debba essere ascoltato e sentito (non è una ridondanza: sono pienamente consapevole delle parole che uso) tenendo conto del lutto.

Girl in Amber, segue Jesus Alone e Rings of Saturn.
Per me, è questo brano il climax dell’intero album. Lo è per la disperazione che traspare sia dal testo che dalla melodia; lo è per quell’ossessione marcata dalla ripetizione delle parole, quasi come se fossero un’implorazione; lo è per quell'”in amber” – protetto, reso immortale, perpetuato oltre la caducità e la morte.
Ma questa è un’opinione soggettiva legata al mio sentire personale. Un’altra persona potrebbe vederla diversamente. Ed è giusto così. Non servono stelle o voti. Possiamo sederci tranquillamente tutti insieme e raccontarci.

Soundtrack: Bakumatsu Kikansetsu Irohanihoheto, Hideyuki Fukasawa

Soundtrack: Bakumatsu Kikansetsu Irohanihoheto, Hideyuki Fukasawa

Hideyuki Fukasawa ha composto la colonna sonora di Bakumatsu Kikansetsu Irohanihoheto, che io non ricorderò mai per intero e chiamerò sempre “Baku qualcosa”, prevedendo ventisette brani, la maggior parte di durata inferiore ai due minuti.
L’anime, del 2006-2007, è ambientato nell’epoca Bakumatsu, ovvero gli ultimi anni del periodo Edo (tra il 1853 – 1867) che segna l’uscita del Giappone dalla sua politica isolazionista (sakoku) e il passaggio al governo Meiji.

I brani sono prevalentemente ispirati a musica tradizionale.

Closer, Joy Division

Closer, Joy Division

closerAAA Si avvisa la gentile utenza che questa recensione è strettamente soggettiva.
No, io non posso essere imparziale quando si parla di Joy Division. Non ci riesco.
Successivo ad “Unknown Pleasure”, “Closer” è il loro secondo e ultimo studio album, pubblicato …., dopo la morte di Ian Curtis.
È un lavoro intenso, personale, musicalmente denso di spunti che saranno sviluppati successivamente. È la porta che si spalanca sul lato oscuro della musica. Certo, c’erano stati già lavori parimenti intimisti, oscuri, malinconici. Ma “Closer” è un album che segna il confine tra ciò che c’era e ciò che ci sarà. Almeno per quanto riguarda lo sviluppo di un determinato genere. Verrà definito “post-punk” perché è troppo poco punk, ma non è ancora abbastanza “gothic”. È lì, appagato della sua eternità.
“Atrocity Exibithion” è un omaggio a J.B. Ballard, un autore che Ian Curtis amava molto. “This is the way, step inside” canta Ian, accompagnato da un ritmo cupo e ossessivo. Per me fu come una rivelazione. Non avevo mai ascoltato nulla del genere prima di allora e capì che quel tipo di musica: i ritmi cadenzati, il basso in prima linea, la voce baritonale erano ciò che avevo sempre cercato.
“Isolation”.
“Passover”
“Colony”
Si giunge, finalmente, a “Heart & Soul” una delle più belle canzoni dei JD, che insieme a “24 hours” e “Eternal” rappresentano, in un certo senso, il testamento di Curtis.

Groove Armada, “Think Twice”

Groove Armada, “Think Twice”

Stavo cercando altro su youtube, poi tra i suggerimenti ho visto “Groove Armada, Think Twice”.
Ammetto di aver cliccato per l’immagine.
E il brano mi è piaciuto.
Ho ascoltato Lovebox.
Ecco… diciamo che non fa per me!
A volte capita: di un album salveresti solo una canzone.

David Lynch “Crazy Clown Time”

David Lynch “Crazy Clown Time”

david-lynch-crazy-clown-time-single-628x630_jpg_630x642_q85L’8 novembre 2011 David Lynch pubblica il suo primo album
Crazy Clown Time.
Questo non è stato il primo approccio alla musica di Lynch. Aveva già collaborato con alcuni musicisti, tra cui Angelo Badalamenti (per alcune tracce inserite nelle colonne sonore dei suoi film), John Neff (per l’album BlueBob), Julee Cruise.

E’ un album atipico … Certo, cosa ci si poteva aspettare da Lynch?!

Da un articolo del “Washington Post” …

That mix of philosophy and goofiness appears on “Strange and Unproductive Thinking,” a song on “Crazy Clown Time” in which a rambling, New Agey soliloquy eventually gives way to a meditation on the relationship between dental hygiene and emotional health.

A proposito della qualità degli MP3 Lynch dice:

It’s a real sadness,” […] “Some new technologies are bringing so much quality, like high-def , but the end result is, it’s played more and more on computers: small speakers, a pathetic little squeak — zero power, zero thrill. A poisonous insanity is what’s going on!

Amanda Palmer @ Factory

Amanda Palmer @ Factory

Mi sono innamorata di Amanda Palmer.
Sì, questa è una dichiarazione d’amore.

Mentre ero al concerto di questa donna meravigliosa, pensavo:
“Ecco, se dovessi mai diventare lesbica, voglio innamorarmi di una donna così.”

Più che amore, la mia è ammirazione. Una completa totale, ammirazione.
La stessa che ho provato quando ho sentito parlare Patti Smith.

ci sono donne che non sono donne, sono qualcosa di più. Le vedi e pensi “Ma può esistere una persona così?”

E’ stato uno dei più bei concerti della mia vita. E pensavo. E’ splendido, quando sei in location piccole e raccolte. Siamo tutti insieme, e lasciamo esplodere energia allo stato puro e loro sono lì, gli artisti, a regalarci sogni e schegge di luce.

Altas Undas, Amis Raynaut, Monsieur’s Departure

Altas Undas, Amis Raynaut, Monsieur’s Departure

Altas undas (que venes suz la mar) è una poesia, attribuita a Rambaldo di Vaqueiras, famoso trovatore provenzale, vissuto tra il XII e il XIII secolo, ma a quanto mi par d’aver capito, non è che si sia tanto certi.
Bene, fatemi in fischio quando l’avrete capito.

Più o meno, a grandi linee (sì è una ridondanza!) il testo (di cui, riporto solo la prima strofa)

Altas undas que venez suz la mar
que fay lo vent çay e lay demenar
de mun amic sabez novas comtar,
qui lay passet? No lo vei retornar!
Et oy Deu, d’amor!
Ad hora.m dona joi et ad hora dolor!

si capisce, se parli una lingua latina, comunque in rete si trovano traduzioni in inglese … fidiamoci.

Quant vient en mai, que l’on dit as lons jors,
Que Frans en France repairent de roi cort,
Reynauz repaire devant el premier front
Si s’en passa lez lo mes Arembor,
Ainz n’en designa le chief drecier a mont. E Raynaut amis!

La bella Erembour, interpella Rayaud, mentre passa sotto la sua finestra.
Il poema è anonimo, conosciuto anche come “Bele Erembors” …

On Monsieur’s Departure è un poema composto dalla regina Elisabetta I, incentrato sul fallimento delle negoziazioni di matrimonio con Francesco di Valois, duca d’Alençon e d’Angiò.
Eh… qui andiamo su diritti d’autore altolocati…

I grieve and dare not show my discontent,
I love and yet am forced to seem to hate,
I do, yet dare not say I ever meant,
I seem stark mute but inwardly do prate.
I am and not, I freeze and yet am burned,
Since from myself another self I turned.

Perché ho citato questi poemi?
Perché i tedeschi Qntal le hanno musicate e inserite tutte in Qntal V: Silver Swan, album del 2006 che, io continuo ad adorare anche se sono passati sette anni.