Utopia, Dennis Kelly

Utopia, Dennis Kelly

UTOPIA… è giallo. Tanto giallo. È pieno di giallo. E anche dove le immagini non dovrebbero essere gialle, il regista usa un filtro per renderle taaaanto gialle.
La borsa di Arby/Petre è gialla e anche le sbarre sono gialle.
Insomma… Utopia è un mondo giallo.

Le ambientazioni sono saturate al massimo. Il cielo è blu cobalto, l’erba è verde smeraldo… Tanti pugni nell’occhio come i fatti narrati.

Utopia è piena di piani sequenza a camera fissa, come nei film di Anderson.

Utopia è inglese e già qui merita. Perché gli inglesi, quando ci si mettono fanno cose veramente strane.
Utopia è violento ed è una “danza macabra” perché non ha pietà di nessuno, che siano vecchi, donne, bambini.
In Utopia la gente muore, indifferentemente.

Ed è logica.
Tolta la bassezza morale – legata più che altro a un concetto del bene che affonda le sue radici nel platonismo prima e nel cristianesimo poi – certe affermazioni hanno una loro fredda e crudele logica.

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Appunti da Serie TV

Appunti da Serie TV

Game of Thrones
La quinta serie di Game of Thrones sta finendo. Quando ho iniziato a scrivere questo post dovevo guardare la nona puntata.
Comunque, volevo dire:
Varys io credo in te!
Targaryen forever! * fa il simbolo del cuore *
Jon Snow non saprai un cazzo, però in questa serie mi hai tirato fuori le palle! Bravo! Credo anche in te. Se non t’ammazzano nelle ultime due. Lo so io di chi sei figlio… Giorgio non me la dà a bere con la storia della nobildonna di Dorne. Tsé!
Viserion, Rhaegal e Drogon quand’è che facciamo tremare i Sette Regni?! Eh!? Eh!? Eh!?
Qualcuno mi ammazzi Stannis. Non gliela fo’ più a vederlo! E visto che ci siamo anche la Sacerdotessa Rossa. E visto che ci siete, magari anche Arya.
Tyrion e Daenerys insieme. Ho sparso petali di rose per la stanza… dalla gioia.

Post-9 puntata.
Ramsey, scannalo, squartalo! Impalalo e brucialo! Noi tifiamo per te! Miiiiiii… odio allo stato puro.

Hannibal
E’ ricominciato Hannibal!
L’artista del macabro!
Son diventata vegetariana dopo aver visto Hannibal? Manco per un cazzo. Di solito mi viene la fame compulsiva: “Carne! Carne! Datemi un wurstel. Un etto di prosciutto crudo!” Le bistecche le devo scongelare, mi ci va troppo tempo.
Ma santo cielo, mi son resa conto guardando la prima puntata della terza  serie che la psichiatra interpretata da Gillian Anderson si chiama Bedelia. Bedelia?!
Vabbé… dettagli.
Ah, dovrei scrivere qualcosa di un po’ più oggettivo e critico.
Ho scoperto interessanti modi per cucinare la carne che non metterò mai in pratica.
Chiunque abbia pensato alle scenografia macabra è un genio!
Hannibal è un esteta privo di amorale?
Assolutamente sì.

Vicious
Non se lo fila nessuno. Tutti a guardare **** che poi vi fottono pure con il finale!
In Vicious ci sono:
Freddie. Un attempato attore gay che, nel tentativo di dare profondità ai pochi personaggi di contorno che gli capita di interpretare, li stravolge completamente;
Stuart. Compagno di Freddie da 49 anni, non si sa bene che cosa faccia nella vita, a parte cucinare, rassettare casa e battibeccare  con Freddie;
Violet. Amica di famiglia. Alla disperata ricerca del vero amore si troverà invischiata in relazioni per lo più sadomasochiste;
Ash. Vicino di casa, giovane e etero, vittima preferita delle avance di Violet. Ha avuto un’infanzia difficile;
Penelope. Amica di famiglia. Storditissima. Dimentica le cose, ma si ricorda quelle che nessuno vorrebbe che lei ricordasse. E’ una garanzia. Il mio mito;
Mason. Amico di famiglia. Scroccone. E’ un po’ la voce della ragione. L’unico che ogni tanto mette in evidenza quanto siano tutti fuori di testa.

Nic Pizzolatto “True Detective”

Nic Pizzolatto “True Detective”

True_DetectiveTrue Detective o lo odi o lo ami. Se si dà importanza esclusivamente all’aspetto poliziesco True Detective delude; delude perché la risoluzione del caso non è una vera risoluzione del caso, o meglio, scioglie solo la punta dell’iceberg; se uno guarda l’ottava puntata sperando in una risposta a tutte le domande che si è posto, meglio che si rassegni, al massimo risponde a una domanda; se si spera negli ultimi dieci minuti con il botto, anche qui, meglio mettersi l’anima in pace, perché il finale è un anti-climax.

True Detective indaga sui rapporti umani, sui legami che uniscono le persone (che siano d’amore, o di lavoro, o altro), talmente sottili, che basta un niente per infrangerli. Centrale è, quindi, il rapporto tra i due protagonisti che, attraverso alti e bassi, si concretizza in un completo e rassegnato riavvicinamento.

Molte cose vengono solo accennate. In letteratura ti fanno “una testa tanta” con l’affermazione “Show, don’t tell.”, dimenticando di precisare in grassetto, sottolineato, che in molti casi è meglio “Tell, don’t show” soprattutto con le scene di violenza.
C’è da premettere una cosa. Io sono contro la violenza interamente mostrata, perché il mostrare è un modo per esorcizzare l’orrore.

C’è un video in True Detective. Un video molto, molto brutto… talmente brutto che un agente di polizia, abituato persino a trovare bambini uccisi in un forno a microonde non è in grado di vedere sino alla fine. Noi non verremo mai a conoscenza del contenuto di quel video, ma intuiamo che deve trattarsi di un orrore inimmaginabile. Forse tentiamo di immaginare qualcosa, ma qualsiasi cosa ci viene in mente ci sembra sbagliata, non abbastanza orripilante, perché, in fondo, ci diciamo “Se posso immaginarlo, allora sarà ancora più terribile.”
Sicuramente nemmeno l’hanno girato il video; ma non è questo l’importante; sono stati bravi a scegliere di non mostrarlo.

True Detective è pieno di indizi sull’identità dell’assassinio e di indizi che fanno sorgere un mucchio di dubbi. Ad ogni fine puntata, ci si fa la solita domanda “Non è che…?” e la si fa seguire da intuizione legate a un’immagine vista di sfuggita, una fotografia, una frase detta e via dicendo.

Gli assassini sembrano ruotare attorno a sacrifici in onore di una divinità agraria o silvana. Per fortuna, non abbiamo nessun cerchio di invasati che si mettono a sacrificare una vergine al chiaro di luna, ma una splendida Carcosa nell’ottava puntata. Un luogo sospeso nel tempo, spaventoso, costruito attorno a un idolo avvolto in un drappo giallo e assiso su un trono. Carcosa è pura bellezza scenografica.

Un aspetto, infine, che può piacere come non piacere, è l’aspetto filosofico che permane la serie, dovuto fondamentalmente ai monologhi dell’agente Rust. Egli è dotato di un’intelligenza fuori del comune, di un forte intuito, grande conoscitore della psiche umana, etc… etc… tutte cose che in un certo senso lo portano a vedere la realtà che lo circonda in un modo molto cinico e a non vivere alcun rapporto con gli altri.