Goodbye 2016!

Goodbye 2016!

A pochi giorni dalla fine del 2016, mi ritrovo a fare mentalmente il punto della situazione.
E’ andato bene il 2016? Sei soddisfatta?
Sì, e no.
Penso che ci siano state delle cose buone, ma sarebbero potute essere migliori. Penso che mi piacerebbe avere un anno più interessante di quello che mi lascio alle spalle.
Il 2016 è stato, secondo l’astrologia cinese, l’anno della scimmia e io mi auguro che il 2017 sia l’anno dei cambiamenti e che tali cambiamenti arrivino, perché è frustrante aspettare un vento che non arriva, mentre te ne stai lì con le tue ali davicinciane.
C’è da maledire l’immobilità dell’aria. 

Mentre riflettevo su queste cose, nel pomeriggio mi è capitato tra le mani il discorso che Steve Jobs fece a Standford – se non ricordo male – nel 2005. Si può dire tutto e il contrario di tutto su Jobs – come del resto capita con tutte le personalità di rilievo – ma il discorso è molto bello. Una cosa che in Italia non potrebbe mai funzionare, perché noi non ce l’abbiamo proprio quella cosa del “sogno americano” e un po’ sta cosa la invidio all’America, per quanto ipocrita – o che dir sì voglia, possa essere. 

Noi siamo pieni di “non”.

Non puoi farcela!
    Quindi non provarci nemmeno!
Non puoi trovare di meglio!
    Quindi accontentati!
Non puoi cambiare!
    Quindi accettati per quello che sei!

Trincerarsi dietro i “non” significa proteggere noi stessi dalle delusioni e dagli errori e così viviamo adattandoci all’ambiente perché il cambiamento ci spaventa.

Il Bosco, la Porta e il Nessundove

Il Bosco, la Porta e il Nessundove

Il BoscoÈ venuto così, questo bisogno, questo desiderio. Il tovagliolo piegato in malo modo, infilato sotto il piattino sul quale sono  rimaste solo le briciole, perché non voli via. La tazza mezza vuota – o forse dovrei dire mezza piena, perché sono una persona positiva. La visuale di un parcheggio pieno d’auto e chiazze di verde a rammentarti che no, non aver timore, sei ancora nel XXI secolo e il mondo ha ancora speranza.
– Le persone cominciano ad arrivare. – Se potessi, salirei sul treno, trascinerei il trolley fino a Viale dell’Oriuolo, zigzagando tra i turisti di Piazza del Duomo. Scivolerei fino alla Signoria e resterei lì ad assorbire la bellezza e il ricordo tra le statue del Loggiato. Le persone che si fanno opere d’arte, mescolate ai marmi. Se potessi, raggiungerei il mare. Un mare qualsiasi. Mi alzerei prima dell’alba e aspetterei. Chiuderei gli occhi e ascolterei il rumore delle onde e crederei che il – mio – mondo ha ancora speranza. E cercherei il Bosco, la Porta, un luogo dove essere.

28/05/2015