Libri usati, tracce & segreti

Libri usati, tracce & segreti

Leggo abbastanza. Sia cartaceo che ebook. Gli ebook li leggo per comodità. Sono trasportabili ed è molto più rapido acquistare un ebook in rete, che andare in libreria o in biblioteca. Molti libri li prendo in prestito. Scelgo sempre le edizioni più vecchie, e a volte mi capitano libri semi-distrutti che devo sistemare prima di iniziare a leggere.
I libri li acquisto ormai molto raramente e quando lo faccio preferisco il mercato dell’usato. Di solito arrivano in buone condizioni: nessuna scritta, sottolineatura. Sembrano nuovi. E io penso a una truffa. Mi dico: “Ma non è possibile! Sta a vedere che chi ha comprato il libro e l’ha rivenduto, non l’ha nemmeno letto!” E un po’ mi sento triste. Per il libro. Per me. Penso a questa persona che ha venduto questo libro, senza nemmeno leggerlo. Un libro non letto è come un essere umano che non ha mai vissuto: oh, certo, la mattina si alza, mangia, va a lavoro, esce con gli amici, ha la sua donna, il suo cane, le vacanze ad agosto, ma…
Uno degli ultimi libri che ho comprato è un Manuale sul Cinema. La persona che l’ha posseduto era precisa, attenta. Sottolineava con tre colori diversi. Scriveva note a margine per fissare i concetti.
Quando leggiamo un libro, lo tocchiamo, lo teniamo magari a contatto con il cuore, lo portiamo con noi, in metropolitana, in auto, in una caffetteria, al lavoro. La notte accendiamo la luce per continuare a leggere. Sognamo con lui, ci concentriamo, apprendiamo. E una parte di noi resta incastrata nelle pagine.
E quando prendo in mano un libro – sia esso preso a prestito o acquistato – non posso evitare di pensare a colui o a coloro che mi hanno preceduto.

Rain

Rain

Se io fossi pioggia
che riesce ad unire cielo e terra
divisi in eterno
potrei riuscire ad unire due anime
allo stesso modo?

Tite Kubo

La pioggia fa molti rumori diversi. A seconda delle stagioni e dei luoghi. La pioggia che cade in una città è diversa da quella che cade in mezzo al bosco, o in riva al mare. I temporali sono i migliori, perché hanno gli effetti speciali: i lampi, i fulmini, i tuoni…

La notte prender sonno mentre fuori imperversa il temporale, il vento schianta le cose, e il tuono fa rimbombare i vetri.
In autunno spiaccicare il naso contro il vetro e osservare la pioggia che cade. Silenziosa, perfetta.
La sera spegnere tutto, concentrarsi sui suoni e udire il rumore strascicato che fanno i pneumatici sull’asfalto bagnato.
Passeggiare e ascoltare il tintinnio delle gocce sull’ombrello.
Sorseggiare una tazza di té caldo, seduti nella veranda di una caffetteria, e ascoltare le gocce che cadono.
Camminare una giornata estiva, senza ombrello, in calzoncini e cannottiera, mentre la pioggia scende come una benedizione.

E’ un suono nostalgico. Quello della pioggia, intendo.

Closer, Joy Division

Closer, Joy Division

closerAAA Si avvisa la gentile utenza che questa recensione è strettamente soggettiva.
No, io non posso essere imparziale quando si parla di Joy Division. Non ci riesco.
Successivo ad “Unknown Pleasure”, “Closer” è il loro secondo e ultimo studio album, pubblicato …., dopo la morte di Ian Curtis.
È un lavoro intenso, personale, musicalmente denso di spunti che saranno sviluppati successivamente. È la porta che si spalanca sul lato oscuro della musica. Certo, c’erano stati già lavori parimenti intimisti, oscuri, malinconici. Ma “Closer” è un album che segna il confine tra ciò che c’era e ciò che ci sarà. Almeno per quanto riguarda lo sviluppo di un determinato genere. Verrà definito “post-punk” perché è troppo poco punk, ma non è ancora abbastanza “gothic”. È lì, appagato della sua eternità.
“Atrocity Exibithion” è un omaggio a J.B. Ballard, un autore che Ian Curtis amava molto. “This is the way, step inside” canta Ian, accompagnato da un ritmo cupo e ossessivo. Per me fu come una rivelazione. Non avevo mai ascoltato nulla del genere prima di allora e capì che quel tipo di musica: i ritmi cadenzati, il basso in prima linea, la voce baritonale erano ciò che avevo sempre cercato.
“Isolation”.
“Passover”
“Colony”
Si giunge, finalmente, a “Heart & Soul” una delle più belle canzoni dei JD, che insieme a “24 hours” e “Eternal” rappresentano, in un certo senso, il testamento di Curtis.