Fantasy nostrano = tante testate sul muro

Fantasy nostrano = tante testate sul muro

*Scuote la testa. Picchia la testa contro il muro e grida “Perchééééééé?“*

Sto seriamente pensando che alla ******** (nome della casa editrice che ha pubblicato l’ultimo libro fantasy che sta leggendo) abbiano tagliato il personale.

«C’è la crisi. Bisogna stringere la cinghia. Tu…» rivolto a un ometto con gli occhiali, intento a leggere una serie di fogli dattiloscritti. «Chi sei?»
«Ecco… io sarei l’editor del reparto fantasy.»
«Ah, sì!? Chi se ne frega… Vai giù al reparto produzione a mettere le sovracopertine.»
«Ma … veramente…»
«Su su… muoviti, che tanto per quelli il massimo della letteratura mondiale è Harry Potter.»

Sob! Sob! Sob!

* Si rimette a guardare le puntate di Bleach per consolarsi. Continuerà a leggere il libro domani. Che l’ha pure pagato e si è pure dovuta scaricare l’ADE 3.0 e farsi dare l’ID per poterlo leggere. Miseriaccia. Ed è pure momentaneamente tornata alla lettura in digitale. Rimiseriaccia. *

PS. Ora, se qualcuno ha da ridere sulla frase ironica “… per quelli il massimo della letteratura mondiale è Harry Potter”, gli sputo in un occhio e spero di fare centro.

PS2. A me Harry Potter nel complesso è piaciuto.

Robin Hobb “Trilogia di Lungavista”

Robin Hobb “Trilogia di Lungavista”

apprendista_assassino www.inmondadori.it va1

 

 

 

 

 

 

Pregi di questa trilogia: i dettagli.
Difetti di questa trilogia: i dettagli.

Sono ammattita?
No, sto benissimo.

La Hobb scrive un fantasy ricco di particolari; tratteggia un mondo che riesci a vedere con occhi e toccare con mano; la maggior parte dei suoi personaggi sono descritti molto bene, hanno coerenza “cioè agiscono come ci si aspetterebbe”, una storia interessante che si dipana per tre libri, tre groooossi libri (libri che qui in Italia fornirebbero materiale per dieci trilogie) e un buon sistema magico.
Elemento fondamentale in un fantasy.
In un certo senso non è sbagliato descrivere la magia come un “mero effetto di parole magiche”. La differenza tra la preghiera e la formula magica è che la prima necessita una sorta di comprensione, di compartecipazione, di sentimento… in parole povere… La differenza fondamentale tra la preghiera e la formula magica è l’automatismo. Una preghiera recitata in automatico è uguale a una formula magica, la quale produce un effetto di per sé…

Ma che caspita stavo dicendo prima?

Ah, sì… la magia nella Trilogia della Hobb… Non ci sono formule magiche, ma è qualcosa di interiore, il raggiungimento di un particolare stato che consente di vedere lontano nello spazio e nel tempo e di controllare la mente altrui, se la magia è Arte, e di entrare in simbiosi con un animale guida, se la magia è Spirito.

Centrali sono gli intrighi politici, la cosiddetta dissimulazione, quella che divenne elemento fondamentale della politica seicentesca.

Abbastanza centrale è la tematica della fedeltà a qualcosa, dell’onore, del rispetto. Lungo tutti i tre romanzi, FitzChevalier dovrà di volta in volta decidere tra sé stesso e il bene del regno. Ma non è il solo. Tutti sono Sacrifici dei Sei Ducati: re Sagace che dissimula la propria grave malattia, nell’estremo tentativo di salvare il regno e l’amato figlio, Regal; Umbra, che accetta di vivere come il suo stesso nome suggerisce, all’ombra del re e al servizio del regno; l’erede al trono e re Veritas che, pur di salvare il suo regno, insegue una chimera sbiadita nel tempo.

Come dicevo i dettagli sono anche un difetto. Le descrizioni rallentano la narrazione. Trovare il giusto equilibrio non è semplice e ammetto di essermi annoiata a leggere certi passaggi.

Altro elemento negativo è la prima persona.
Questo è un elemento negativo per me. Io sono convinta che la prima persona non vada bene per il fantasy.