Tamara de Lempicka, Palazzo Chiablese, Torino

Tamara de Lempicka, Palazzo Chiablese, Torino

TamaraC’è chi dice che sia nata nel 1898, chi nel 1901, ma nessuno lo sa esattamente.
Pittrice polacca, appartenente alla corrente dell’Art Decò.
A Torino, a Palazzo Chiablese c’è una mostra a lei dedicata, fino al 30 agosto 2015: un percorso cronologico, dettagliato che racconta la vita artistica e non di Tamara. Sì, perché Tamara fu ovviamente una grande artista, ma anche una donna di mondo – un personaggio (come si suol dire!). Desiderosa di apparire, di far parte della storia, Tamara non esiterà ad abbellire la verità, come accadrà in occasione del suo primo soggiorno negli Stati Uniti.
Sono gli anni del jazz, dell’eleganza filiforme, di Cocò Chanel, del jet set. La casa di Tamara si riempie di personaggi famosi: Cocteau, Gidé, Colette, …Incontra D’Annunzio, Fitzgerald…
Tamara omaggia il periodo storico in cui vive, il presente: le acconciature, gli abiti, gli accessori. Tutto è contemporaneo. Tamara non vive né nel passato, né nel futuro. È il presente che le interessa. L’essere qui e ora e attraverso il presente, guadagnarsi la fama immortale nel futuro, diventando passato da ricordare.
Le linee sono nette. I colori accesi. Tamara assimila la lezione del futurismo e geometrizza la realtà; assimila la lezione della pittura fiamminga e vitalizza i volti, gioca con le ombre.
La mostra è ben articolata – didattica, oserei dire. Accanto ai dipinti, non tutti famosi, sono presenti studi a matita e diverse fotografie. Ciò che più mi ha colpito delle fotografie di Tamara è la plasticità, l’impostazione del suo volto. Superficialmente verrebbe da pensare: “Ha sempre la stessa espressione!”, ma come ha detto F., dà più l’impressione dell’attento controllo che si autoimpone: una disperata volontà di apparire e conseguentemente di essere Tamara de Lempicka.
Tamara muore sola. Paga lo scotto di una vita anticonformista, incentrata solamente sull’apparenza della ricchezza. Fu elegante, raffinata, invidiabile, ma la vecchiaia è un demone che va in giro con una luce accecante e quando si è vecchi, le ombre non bastano più a nascondere i solchi del tempo.

HangarBicocca, I Sette Palazzi Celesti e la personale di Juan Muñoz

HangarBicocca, I Sette Palazzi Celesti e la personale di Juan Muñoz

sette-palazziAlle porte di Milano, c’è uno spazio espositivo gratuito che merita immensamente.
L’Hangar Bicocca nasce nel 2004 come riconversione di un ex edificio industriale appartenuto alla Breda e dopo un decennio di abbandono. E’ uno dei migliori esempi di come capitali privati possono sostenere la cultura e di come sia possibile riutilizzare spazi destinati, altrimenti, a restare abbandonati.
Gli ambienti enormi, i soffitti elevati, consentono installazioni che per loro stessa esistenza necessitano di spazio per poter essere apprezzate al meglio.
Permanente è l’istallazione de I Sette Palazzi Celesti realizzati nel 2004 da Anselm Kiefer in occasione dell’apertura dell’HangarBicocca.

http://www.hangarbicocca.org/chi-siamo/i-sette-palazzi-celesti/

Fino al 23 agosto sarà presente la personale dedicata a Juan MuñozDouble Bind & Around“, artista scomparso nel 2001, conosciuto soprattutto per le sue sculture in resina e bronzo. Uomini appesi per una gamba o per la bocca. Figure senza piedi o che terminano in una sfera. Senza volto, con i tratti abbozzati o finemente cesellati.

Poiché il sito dell’Hangar offre ottimo materiale d’approfondimento, io mi fermo qui e mi limito a dire che l’effetto visivo è stupefacente, specialmente per quanto riguarda The Wasteland o Waste Land.

http://www.hangarbicocca.org/mostre/in-corso/Double-Bind-Around/

Genova & Munch

Genova & Munch

img99999Fino al 27 aprile 2013 al Palazzo Ducale di Genova c’è una mostra dedicata a Edvard Munch per il 150esimo anniversario della sua nascita.
La mostra esplora l’attività pittorica di Munch con particolare attenzione alle serigrafie e alle xilografie dei suoi quadri più famosi.
Munch infatti, una volta dipinto in quadro a olio, era solito esplorarne innumerevoli variazioni.

Egli stesso dichiarava

Se riprendo più volte un tema è per calarmici dentro più profondamente, ogni versione rappresenta un contributo al sentimento della prima impressione.

Nella versione a puntasecca de La Bambina Malata (1894), Munch abbandona ogni colore, optando per il rosso. Il volto di Sofie si confonde con il biancore del cuscino. Se non ricordo male, il dipinto ad olio, datato 1885-1886, quando fu presentato suscitò una reazione negativa. Munch fu uno dei primi ad esplorare il dolore e la malinconia in modo così evidente.

La litografia di Madonna presenta una cornice dipinta nella quale è possibile individuare due elementi: in basso, all’angolo sinistro, un feto, molto simile alla figura de L’Urlo e lungo i quattro lati, una serie di spermatozoi.
Madonna è uno dei più bei quadri mai realizzati. Munch qui dà una descrizione della figura femminile in tutta la sua complessità, come madre, puttana, santa…
La cornice, presente unicamente nella litografia, ne amplifica, in particolare, l’aspetto materno.